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sabato 18 aprile 2009

J. Nicolosi intervista una psicoterapeuta uscita dall'omosessualità - TOCCARE L'ANIMA FEMMINILE


Toccare l'anima femminile

Joseph Nicolosi intervista 
Diane-Eller Boyko 
psicoterapeuta junghiana



Ms. Eller-Boyko è una psicoterapeuta junghiana che esercita la sua professione a Redlands, in California. Sposata con due figli, è oratrice nei convegni ed ha partecipato a diversi programmi radiofonici e televisivi.
 


JN: Ci sono pochissimi psicoterapeuti che lavorano con donne lesbiche che desiderano cambiare il proprio orientamento sessuale, così vorrei cogliere l'occasione per far conoscere ciò che sta facendo. La prego di parlarci del suo lavoro.

DEB: La cliente che viene da me perché ha avuto rapporti lesbici mi dice, più o meno in questi termini: "Unendomi con un’altra donna ho la sensazione di soddisfare un desiderio antico, é come un ritorno a casa". Quando sento queste parole capisco che manca dentro di lei qualcosa di femminile. L'ideale femminino - creativo, espressivo, intuitivo, ricettivo, empatico, collegato alla materia e allo spirito – è in qualche modo andato perduto.

JN: Che cosa significa?

DEB: Innamorandosi di un'altra donna cerca in realtà di entrare in contatto con se stessa. Osservando il lesbismo dal punto di vista dello sviluppo, suggerirei che la donna cerca di congiungersi con l'archetipo della "buona madre". Naturalmente, questo non è un modello dogmatico valido per ogni donna che si identifica come lesbica; siamo tutti unici. Ma è un modello che si adatta alla maggior parte delle clienti che ho incontrato... ed è la mia storia personale.

JN: Quindi lei è uscita dal lesbismo ...

DEB: Sì, con l'aiuto di un’analista junghiana molto saggia e qualificata. Come psicoterapeuta, credo di poter accompagnare un cliente fino a dove sono arrivata io nel mio processo di sviluppo, non oltre. Quindi devo rimanere profondamente collegata al mio inconscio per essere in grado di facilitare la stessa connessione nelle mie clienti.

JN: In che modo inizia la terapia?

DEB: Di solito, guardando ai rapporti più stretti del cliente. E non dovrebbe essere una sorpresa per il cliente scoprire che l'archetipo della "buona madre" raramente esiste. Quante di noi hanno madri che rappresentano il modello femminile nella sua forma più vera - che sono state disponibili, empatiche, presenti e pienamente ricettive? Con le donne lesbiche, la madre molto spesso non era disponibile. Durante le nostre sessioni, ciò di solito si manifesta in maniera chiara. Molto spesso la madre era distratta e inaccessibile, scollegata dalla propria femminilità e con atteggiamenti negativi verso gli uomini.

JN: Come definisce il femminile?

DEB: E’ un’esperienza molto ricca, coerente, sensuale, ricettiva, saggia, che nutre e avvolge.

Il femminile onora la terra e il cielo, abbraccia il corpo e lo spirito, e naturalmente, è l'elemento complementare fondamentale del maschile. Ciò che sto dicendo può sembrarvi poetico, malinconico, magico - forse non clinico. Ma se vogliamo raggiungere le donne, dobbiamo vedere ciò che esse vedono e parlare il loro linguaggio.

JN: E qual’è questo linguaggio?

DEB: Entriamo in contatto con il femminile dentro di noi attraverso il sogno, le immagini, storie ed espressioni creative.

JN: È così diverso dal modo in cui stabiliscono una connessione i miei clienti maschi.

DEB: Le donne non possono essere raggiunte attraverso linee di pensiero tradizionalmente maschili - logiche, analitiche, prive di espressione emotiva. Una donna è attratta da altre donne perché cerca un’unione con l’anima e con il cuore. Forse non è mai stata in grado di averla perché la società si aspetta che vada a lavorare per provvedere al proprio fabbisogno piuttosto che dedicarsi alla cura del proprio giardino. Si tratta di riconoscere il gusto, il colore, la vitalità, la creatività e l'anima che sono veramente l'essenza dell’essere femminile. Poiché le donne trovano nutrimento attraverso questo linguaggio, queste sensazioni.

JN: Quali aree esplora con la cliente?

DEB: Noi guardiamo indietro non solo al passato della persona, ma anche in senso culturale, storico, religioso ... guardiamo indietro al tempo e al luogo in cui il femminile era vivo, creativo, onorato ... associato con il sacro. Al tempo in cui le donne erano onorate per ciò che il femminile offriva e gli uomini erano onorati per la loro forza maschile e per "l'azione". Risaliamo culturalmente e psicologicamente al nucleo femminile del nostro essere. Guardare indietro aiuta il cliente a rendersi conto dei cambiamenti culturali e religiosi e delle variazioni nel proprio sviluppo psicologico, che hanno dato l'avvio all’erosione e alla svalutazione dello spirito femminile.

JN: Quando ha parlato di essenza femminile mi è venuta in mente mia madre e anche Jennie, una mia ex segretaria, ora in pensione, che era l'essenza della femminilità e dell’empatia.

DEB: La vera femminilità, a mio avviso, è andata perduta. La femminista di oggi è arrabbiata, aggressiva, mascolinizzata e ha perso il suo sacro posto nella casa.

JN: ... e nella nostra cultura.

DEB: La nostra cultura onora in particolar modo la mascolinità - la forza, la posizione dominante, la realizzazione, la contesa. Ciò crea in molte donne una nevrotica separazione dalla loro autentica natura. La donna reprime il dolore interiore e comincia a identificarsi con il maschile. E’ dalle ferite non cicatrizzate della psiche femminile ferita che nasce la sua eccessiva aggressività. Molte donne oggi sono depresse e chiuse.

JN: Sembra che nella nostra cultura vi sia un forte elemento di militanza femminista.

DEB: E il lesbismo si allea in maniera piuttosto naturale con questo tipo di femminismo. Nella comunità lesbica si sente dire: "Non avete bisogno di un uomo, potete farlo da sole". Oppure: "A cosa servono gli uomini? Vogliono solo una cosa. Chi ha bisogno di loro?" Tutto ciò, combinato con un atteggiamento di ribellione verso l'idea di ricettività, è parte del lesbismo. Eppure la ricettività è l'essenza stessa della femminilità. Invece di promuovere una guerra contro gli uomini, dobbiamo recuperare il vivificante spirito della femminilità -- in noi stesse e nella nostra cultura.

JN: E secondo lei ciò è in gran parte legato al rapporto con la madre?

DEB: Penso che sia così. La madri che non riescono ad accettare il femminile insito nella loro natura diventano inaccessibili, apatiche, depresse, arrabbiate, compulsive - vivono secondo rituali nevrotici che utilizzano al fine di colmare il vuoto nel profondo del loro essere. Le loro figlie ne soffrono e portano con sé, per un'altra generazione, tali ferite al proprio spirito femminile.

JN: Come aiuta le sue clienti a collegarsi con la propria femminilità?


DEB: Osservando come vivono le loro vite esteriori e come ciò le scollega dal femminile che hanno dentro di sé. Ed è lì dentro che devono andare ad attingere nutrimento. Cerco di collegarla con il serbatoio che ha dentro di sé, dove potrà trovare il nutrimento di cui ha bisogno. Solo quando sarà stata nutrita da questo legame profondo potrà connettersi con il maschile.

JN: Quindi la terapia aiuta a trovare il femminile all'interno di sé.

DEB: Sì. Quando una donna ha respinto la sua femminilità, paga un prezzo. Poiché cercando di congiungersi con altre donne in realtà sta cercando di congiungersi con se stessa, e questo tipo di unione, in ultima analisi, non curarà la psiche. Con un'altra donna lei avrà solo l'illusione della completezza. Un fantasma, che rappresenta le reali esigenze di sviluppo che non sono mai state soddisfatte, continuerà a tormentarla.

JN: Sentendola parlare non posso fare a meno di pensare al mio lavoro con gli uomini – di come hanno bisogno di mettersi in contatto con il maschile che hanno dentro di sé, e di come tale contatto non sia stato facilitato dai loro padri.

DEB: Sì, penso che tenda ad essere una eredità generazionale.
Le madri sono spesso state separate dalla propria identità femminile, per cui vi è stata una frattura psichica. Sono diventate molto più mascolinizzate, orientate verso “l'azione”, la realizzazione, il raggiungimento dello scopo. Le donne sono diventate combattenti che affermano: "Posso essere come un uomo". E così hanno dovuto sacrificare qualcosa di se stesse che era molto ricca e bella.

JN: La nostra cultura è confusa.

DEB: Lo é. Iniziando la terapia da quel punto continuiamo ad andare più in profondità. In gran parte si tratta semplicemente di "essere presente" per quella donna e di creare una connessione. Lavoro molto con i sogni e con il linguaggio simbolico. Lavoro con qualunque sia la fonte del dolore, il fantasma.

JN: Quindi lei procede con il suo lavoro da una prospettiva junghiana.

DEB: In termini di linguaggio simbolico, sì. Voglio che inizino a mettersi in contatto con l'esperienza femminile e ciò significa stare per po’ di tempo nella quiete e in solitudine. Ciò significa trovare ciò che Virginia Woolf chiama "una stanza tutta per sé". Lei entrava in contatto con qualcosa di creativo e di vivo, anche se la sua ricerca è andata in una direzione sbagliata e la sua vita si è conclusa tragicamente.

JN: Quindi le donne sono in cerca di creatività, tranquillità, di un centro...

DEB: Sì ... di qualcosa di artistico, di vivo e colorato. Questa è l'essenza di ciò che la donna si sforza di ottenere unendosi con un'altra donna. Quando si connette in questo modo, i sentimenti lesbici possono affiorare. Quell’esperienza ricca di emotività viene investita di sessualità. Ma è un’esperienza che riguarda poco la sessualità. Il collegamento con un'altra donna le permette di entrare nella sua vita interiore, in quella parte di se stessa dove inizia a sperimentare la propria natura femminile. Ciò fa parte del desiderio di Dio che tutti noi esseri umani abbiamo, la spinta a connettersi, a sperimentare il contatto con l’anima. Ecco perché, spesso, le relazioni lesbiche sono vissute come un incontro di anime.

JN: Anche i miei clienti di sesso maschile hanno un forte bisogno di connessione. Ma vogliono ottenere quel collegamento in maniera più eccitante, più fisica. L'approccio maschile è più del tipo "Scaleremo una montagna e combatteremo insieme".

DEB: Sì, è molto diverso. E alcune delle donne che conosco – scrittrici, produttrici cinematografiche – stanno trovando questa connessione attraverso il movimento delle donne. E’ qualcosa che sta offrendo loro nutrimento. Se vogliamo lavorare con le donne dobbiamo capire perché sono così attratte da questo movimento, invece di disprezzarlo considerandolo come un gruppo di mangiatrici di uomini.

JN: Alcuni degli uomini con cui lavoro facevano parte del movimento gay. In questo movimento hanno trovato un senso di libertà e di liberazione - anche se in un secondo momento si è rivelato superficiale - poiché potevano smettere di simulare la mascolinità per sentirsi accettati in un mondo eterosessuale.
Ma tornando un po’ indietro, vorrei che mi descrivesse questo ideale di persona individualista e sicura di sé. Anche gli uomini trovano attraente questa figura perché quando chiedo loro: "Qual è il tuo uomo ideale?" Rispondono che sono attratti da uomini mascolini, estroversi, audaci e sicuri di sé.

DEB: Sì. Ma in questa società la ragazza riceve messaggi che la incoraggiano ad assumere un certo ruolo che la separa da una parte della sua identità femminile. Cresce attorniata da cartelloni pubblicitari che la oggettivizzano, che fanno di lei nulla di più di un oggetto di gratificazione sessuale per i maschi.

JN: È una caricatura creata culturalmente. Si tratta di una figura di cartone e la donna sta tentando di viverla.

DEB: Ma essere femminili non significa trasformarsi in un oggetto sessuale caricaturale. Una donna può essere rozza e indossare capi di abbigliamento cadenti. Anche questo è parte del femminile – essere collegata alla terra, coltivare le sue piante, nutrire la creatività, affaticarsi sulla terra. E c'è un altro equivoco – dover essere passiva e porre se stessa sempre all’ultimo posto. La terapia serve a rimuovere tutti questi malintesi.

JN: Con quante donne lesbiche ha lavorato?

DEB: Sono la maggior parte della mia clientela ... probabilmente 50 donne. Ma le donne spesso non restano in terapia abbastanza a lungo. Non vogliono fare tutto il lavoro, è difficile ed estenuante. Per gli uomini è una cosa esplicitamente sessuale, ma le donne non soffrono della stessa agonia sessuale. Esse possono interrompere il comportamento sessuale con meno difficoltà e trovare un gruppo di donne con cui stabilire amicizie e trarne una sorta di nutrimento.

Le donne che continuano la terapia hanno dentro di sé una forte spinta spirituale-morale con cui affrontano il problema, e desiderano sviluppare un conoscenza più integrata, più intima del proprio nucleo femminile. Spesso dicono: "Non voglio restare single per il resto della mia vita - vorrei essere in grado di avere rapporti con un uomo". Sono queste le donne che di solito restano con me.

JN: E per quanto riguarda le loro risposte sessuali verso un uomo ... come accade?

DEB: (ride) Accade con un uomo molto accogliente! La fiducia è molto importante – la sensazione di sicurezza - così la donna può spogliarsi un pò del vecchio personaggio ed essere in grado di sciogliersi e di connettersi con il suo nucleo femminile nel quale non si era mai avventurata prima.

Ma come ho detto prima, tutti questi pensieri rappresentano la mia storia. Non valgono per tutte le clienti e certamente non impongo le mie esperienze a una persona, se non corrispondono alla sua realtà. Quello che ho descritto è una rappresentazione di ciò che ho vissuto. Ho dovuto sradicare il vecchio femminile e sostituirlo con il nuovo femminile. La mia storia non finisce oggi. Per tutti noi, naturalmente, la crescita è un processo di sviluppo e di individuazione che dura tutta la vita.
Traduzione di Patrizia B.